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Egon Schiele Fondation Louis Vuitton

Egon Schiele Fondation Louis Vuitton

L’arte lavora sempre in anticipo sui tempi, ed è così che dopo un secolo Egon Schiele (1890-1918) risulta essere un nostro perfetto contemporaneo. Basta visitare la mostra monografica parigina alla Fondation Louis Vuitton, curata da Suzanne Pagé, Dieter Buchhart e Olivier Michelon (più di un centinaio di dipinti e disegni, gran parte dei quali di proprietà privata, esposti fino al 14 gennaio 2019), per rendersi conto del prodigio di preveggenza che Schiele esprime in termini di rappresentazione della modernità nei suoi caratteri peculiari, e cioè la solitudine dell’individuo, il disperato narcisismo, la pulsione sessuale tra libido e istinto di morte, l’isolamento dell’artista che arriva alla sua negazione e alla negazione dell’arte.
Tutti temi che attraversano la cultura della crisi nella Vienna fin de siècle, la Vienna di Schönberg, di Wittgenstein, di Adolf Loos, teatro cosmopolitico dell’Experiment Weltuntergang, un magnifico laboratorio dove, parlando dodici lingue, si sperimentava la fine del mondo e l’avvento della decadenza sotto l’egida dell’Imperial-Regia, una monarchia ormai al suo acme, esangue, dove ogni artista, prigioniero dentro la sua cella, poteva urlare al mondo la sua pazzia come gli pareva.

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